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Edgar Quinet

storico, scrittore e politico francese
Edgar Quinet in una caricatura di André Gill, luglio 1873.

Edgar Quinet (1803 – 1875), scrittore, politico e storico francese.

Citazioni di Edgar QuinetModifica

  • I contemporanei non hanno mai creduto che Robespierre fosse estraneo al Terrore; soltanto alcuni storici hanno sostenuto il contrario. (da La Révolution[1])
  • Non senza ragione Boccaccio ha fatto della descrizione della peste del 1349 l'introduzione e il preludio dei suoi racconti frivoli. L'immaginazione ne è tanto rapita, che un resto di spavento ci unisce a tutte quelle risa sfrenate... Questa leggerezza sfrenata in tanta desolazione, questa esultanza di gioia nel gran cimitero, questa società a cui resta solo un giorno di vita, e che, in quella villa, sotto quelle ombre magnifiche, sfiorate appena dal terrore della peste, invece di pensare ai funebri rintocchi della Chiesa, alle minacce e alle promesse della vita futura, si fa di ogni ora un piacere, e raccoglie tutti i suoi ricordi allegri; quale poesia audace e nuova! (da Le Rivoluzioni d'Italia, a cura di Carlo Muscetta, Bari, 1935, p. 110 ssg.[2])

Citazioni su Edgar QuinetModifica

  • Il Quinet ci fa notare l'assenza completa di sentimento cristiano nel primo poema epico dell'Europa moderna. (Camillo Benso, conte di Cavour)
  • Il vecchio libro di Quinet sulle Révolutions d'Italie attesta i limiti dell'ingegno di una scrittore che storico certo non può esser detto, e – come ha mostrato Neri – le origini di alcuni pregiudizi della nostra critica romantica. Quinet aveva in comune col suo amico Michelet la manìa della superiorità del protestantesimo sul cattolicesimo, buffissima pretesa e gara tra due forme della stessa superstizione. […] L'odio di religione lo rende perspicace: pochi hanno sferzato come lui il vizio indigeno della retorica che copre, nasconde, ammanta il vuoto, l'ignavia, le colpe, l'atrocità. Nessun ossequio per la legge, sempre apertamente violata o faziosamente applicata, nessun rispetto alla libertà o dignità individuale. La setta vittoriosa stermina e soffoca la soccombente; gli interessi della prima e i suoi uomini, regnano sovrani. Al di fuori, la pompa tende a creare una rappresentazione scenografica-letteraria, che nulla ha a che fare con la triste realtà. L'equilibrio dei poteri, il governo costituzionale, l'alternarsi dei partiti – osserva Quinet – sono stati in ogni età, in Italia, una chimera. (Arrigo Cajumi)
  • [Rivoluzione francese] Quinet aveva condannato il Terrore non solo per il danno che, secondo lui, aveva provocato in Francia ma perché la sua «selvaggia grandezza deve ancora terrorizzare i posteri». Per lui, come per molti altri storici, l'ansioso interesse per il presente serviva da stimolo a riscrivere la storia del passato. (George Rudé)

NoteModifica

  1. Citato in George Rudé, Robespierre, traduzione di Maria Lucioni, Editori Riuniti, 1981.
  2. Citato in I classici italiani nella storia della critica, opera diretta da Walter Binni, vol. I, da Dante a Marino, La Nuova Italia, Firenze, 1974, p. 209.

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