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Bilhaṇa (XI – XII sec.), poeta indiano (lingua sanscrita).

Le cinquanta strofe del ladro[1]Modifica

  • Oggi ancora, lei, sciolti i nodi della chioma intrecciata, | ricaduta la ghirlanda, le labbra dolci d'un riso celeste, | – collane di perle le baciano deliziose i seni alti, ricolmi – | nel segreto, eccitati gli sguardi, ricordo. (N 17, in Poesia indiana classica)
  • Oggi ancora, il senso abituale confuso dalle cento lusinghe | ricordo nelle parole di lei, tremante di sfinimento dopo l'amore, | il discorso della mia amata, dolci parole rimescolate, | pronunciate timidamente con suono indistinto. (N 21, in Poesia indiana classica)
  • Oggi ancora, a lei, gli occhi socchiusi riversi nel piacere, | il velo della veste e la massa dei capelli gocciolati sullo stelo del corpo disteso, | oca selvatica in un boschetto di loti d'amore – | anche nella vita futura, anche alla fine ripenso! (N 22, in Poesia indiana classica)

BibliografiaModifica

  • Poesia indiana classica, a cura di Siegfried Lienhard e Giuliano Boccali, traduzioni di Giuliano Boccali e altri, Marsilio, Venezia, 2009.

NoteModifica

  1. La raccolta è di dubbia attribuzione.

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