Antonio Gasbarrone

brigante italiano

Antonio Gasbarrone (1793 – 1882), brigante italiano.

Filippo Raggi, Ritratto di Antonio Gasbarrone e sua moglie Geltrude, acquerello, 1839.

Citazioni su Antonio GasbarroneModifica

Paolo MieliModifica

  • Fece scalpore la circostanza che, a ridosso della breccia di Porta Pia, una delle prime decisioni del potere politico, dopo che Roma era stata «liberata dal giogo pontificio», fu quella di rimettere in libertà Antonio Gasbarrone, accreditando in quel modo la leggenda che quel brigante fosse stato recluso in quanto nemico di Papi e di governi reazionari. All'epoca l'ex bandito era un arzillo settantasettenne e, dopo quarantacinque anni trascorsi in prigione, non era più in grado di rimettere in piedi la sua banda né di riprendere attività delittuose.
  • Lui, già celebre per un libro agiografico che gli era stato dedicato in Francia, raccontava storie sempre più rocambolesche, in gran parte inventate. I ragazzi per strada lo acclamavano educati da lui, riferisce Pesci, a ritenere «onorevole» il «mestiere di brigante», visto come colui che aveva avuto il coraggio di battersi contro i poteri costituiti. Quando il governo si accorse del passo falso e decise di mandarlo a vivere il più lontano possibile da Roma – nella Pia casa di Abbiategrasso (dove sarebbe morto nel 1882 all'età di ottantanove anni) – il danno era fatto. I primi anni di Roma capitale furono dunque vissuti all'insegna del mito di Gasbarrone. Ciò che non giovò alla fama della capitale.
  • Si chiamava Antonio Gasbarrone (o Gasparone), era nato ai confini tra Lazio e Campania e aveva combattuto contro il Papa, contro i Borbone, contro Napoleone, contro Murat, contro tutti insomma. Poco prima dell'arrivo di Stendhal a Civitavecchia, era stato arrestato grazie ad un saltafosso del vicario di Sezze, don Pietro Pellegrini, che lo indusse a consegnarsi prospettandogli un'immediata amnistia.

Altri progettiModifica