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Élisabeth de Fontenay nel 2009

Élisabeth Bourdeau de Fontenay (1934 – vivente), filosofa e saggista francese.

  • L'amnesia strutturale che avvolge la realtà delle nostre pratiche ordinarie, e la loro crudeltà quotidiana, ha un nome molto semplice: indifferenza. Non siamo sanguinari e sadici, bensì indifferenti, passivi, disincantati, distaccati, noncuranti, corazzati, vagamente complici, saturi di buona coscienza umanistica e resi tali a causa della convergenza implacabile della cultura monoteistaica, della tecnoscienza e degli imperativi economici. Per l'ennesima volta, guardarsi dal sapere ciò che altri fanno per noi, mantenerci disinformati, lungi dal costituire una scusa rappresenta una circostanza aggravante, poiché siamo esseri dotati di coscienza, memoria, immaginazione e responsabilità, tutte caratteristiche che per noi sono motivo di vanto e distinzione, e a giusto titolo.[1]
  • La tradizione filosofica, con l'aiuto della teologia, ma anche senza il suo intervento, è pesantemente responsabile dello svilimento e dei maltrattamenti subiti dagli animali. [...] La maggior parte dei filosofi ha eretto, nel corso della storia, un muro che separa i viventi, opponendo l'uomo, che esiste, all'animale, che vive solamente, e attribuendo al primo il potere di usare e abusare di tutto ciò che non è umano. Tale tradizione dominante ha inventato la cosiddetta essenza umana, una sorta di enfatica ampollosità metafisica. Inoltre nella maggior parte dei casi ha fatto emergere il concetto di animalità in relazione all'assenza di coscienza, libertà e ponderazione, e quindi denigrandolo per ricavare una sorta di controprova della natura tipica dell'uomo.[2]

NoteModifica

  1. Da Sans offenser le genre humain: réflexions sur la cause animale, 2008; citato in Ricard, p. 51.
  2. Dal dibattito sui «diritti degli animali» organizzato al Senato francese il 7 febbraio 2014; citato in Ricard, p. 151.

BibliografiaModifica

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